Il lusso della discordia


#RIPTwitter a Venezia (da seesound.it)


E' di questi ultimi giorni la notizia che anche Twitter si appresta a cambiare la disposizione dei post mostrati secondo un modello "alla Facebook" basato su un algoritmo. Non si vedranno più quindi tutti i post secondo un ordine cronologico, ma saranno esposti quelli che rientrano nei gusti o nelle tendenze captate a seconda dell'utente che utilizza il social. Un nutrito manipolo di moderni reazionari ha reagito lanciando il lugubre hashtag #RIPTwitter in cui si lamenta di questo cambiamento...



Il problema per un servizio che vuole restare gratuito è quello di monetizzare e rivendere. Monetizzare l'esperienza dell'utente tramite (odiata) pubblicità e raccogliere dei dati tanto più dettagliati da riutilizzare in business con. In quest'ottica l'idea di applicare un algoritmo che raccoglie informazioni e le propina in maniera automatica e controllata è molto allettante.


Dalla parte degli utenti c'è una grande tentazione che bisogna tenere in conto: il piacere di avere ragione. Entrare in uno spazio in cui si trovano opinioni simili e affini alle proprie offre una sensazione rassicurante che va a cementare ancora di più le proprie convinzioni. Ma non bisogna far passare la discordia come un lusso: spesso da opinioni divergenti si può creare un'occasione di crescita. Le idee si formano imparando ad ascoltare gli altri, incuriosendosi di quello che hanno da dire.


Il "caso" di Twitter è sintomatico perché tratta di un sito che è riuscito a ritagliarsi un genere di utenza molto particolare, adulta e "giornalistica". In poco tempo ha sostituito di fatto la prassi dei comunicati stampa e favorito una comunicazione comunque sintetica e moderna. Veder cedere la piattaforma ad un gioco di algoritmi è chiaro che susciti parecchie perplessità sul "dove" stia andando il web.


Il trend è di continuare a valutare i contenuti sulla base della loro popolarità. Chi analizza queste cose a lungo termine può facilmente notare che imporre un "sistema" ci riporta all'epoca d'oro dell'Auditel, delle televisioni con 6 canali, ed è lì che (per assurdo) si sta tornando.


In un ecosistema comunicativo la migliore arma reazionaria al "sistema" è la curiosità.


 

        [07/02/16]












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