Kylin: L'anno del dragone nell'era del pinguino...




All'interno di un ambizioso piano per promuovere lo sviluppo del software libero, la Cina ha deciso di adottare Ubuntu come sistema operativo di riferimento per tutte le istituzioni cinesi.
Questa notizia contiene apparentemente un controsenso e due informazioni importanti...

Ma andiamo prima ad introdurre i protagonisti della notizia:
Ubuntu è una distribuzione Linux nata nel 2005 e sviluppata da Canonical con la volontà di creare un sistema operativo open source ed accessibile anche a chi non ha particolare dimestichezza tecnica coi computer.

Il governo cinese si trova a capo della più importante realtà economica emergente del nuovo secolo, è riuscita a monopolizzare la grande industria, portando praticamente tutte le aziende ad avere accordi commerciali sul suo suolo. Se prima il "made in China" era peculiarità dei prodotti a basso costo, oggi anche aziende come Apple e Samsung producono di fatto in Cina.
L'altra faccia della medaglia, in questa escalation monetaria, è lo stato delle condizioni umane. Come purtroppo avviene nei nuovi paesi in via di sviluppo i diritti civili sono stati gravemente calpestati a favore dello sfruttamento e quindi della produttività.
La Cina non solo è un esempio negativo di censura del web (filtrato per evitare la diffusione di notizie provenienti dall'esterno), ma è stato protagonista di un singolare scandalo tecnologico, essendo stato scoperto a "spiare" i suoi abitanti, tramite delle opportune modifiche fatte ad una versione modificata di Skype (TOM-Skype) diffusa sul web da una azienda cinese.

Adesso tornare alla notizia di partenza è automatico, il primo controsenso già è sotto i vostri occhi: Un governo come quello cinese, così chiuso e attento, che promuove il software open come riferimento?
Chiaramente non è solo una scelta di buon senso, ma sembra più che altro dettata dalla necessità di contrastare l'ascesa di Android, sistema operativo made in U.S.A. che sta spopolando su smartphone e tablet di ultima generazione. Non a caso il progetto comprende l'espansione di Kylin anche su dispositivi mobili, andando ad insidiare il diretto concorrente americano.

Lo staff di Canonical descrive questa distribuzione ad hoc, Ubuntu Kylin, come una versione di Ubuntu adattata alla locazione cinese nelle sue parti più superficiali: caratteri, calendario, meteo e dei servizi che porteranno gli utenti a dialogare ed investire sul mercato locale. Ma è lecito pensare che in tutto questo il "buon" governo cinese vorrà metterci anche le sue mani.



Così arriviamo alle due informazioni importanti di cui scrivevo all'inizio: promozione del software libero e addirittura come riferimento per le istituzioni cinesi.
Parliamoci chiaro: in termini di numeri è un colpaccio. La Cina ha un numero di abitanti pari quasi al 20% della popolazione mondiale e secondo questo accordo la maggior parte di loro avrà accesso al software libero.
Ed inoltre in Cina (come ho scritto in precedenza) risiede la grande produzione che adesso si troverà praticamente costretta a supportare la piattaforma Linux che per tanti anni è stata frenata da varie incompatibilità hardware.

C'è anche da dire che "Kylin" è un progetto che il governo cinese insegue fin dal 2007, con diverse versioni di scarso successo. Il fatto di appoggiarsi adesso ad una distribuzione solida e diffusa come Ubuntu fa pensare che questa volta il progetto sia nato sotto i migliori auspici.



E quindi c'è da aspettare per vedere cosa offrirà effettivamente Kylin ai cinesi. Sperare che, per quanto ci sia un governo che continui ad imporre politiche ingiuste e massacranti, dall'altro lato possa nascere un insieme di persone che riesca a comprendere e scardinare questi meccanismi. Che la libertà del software diventi anche libertà delle persone. Libertà di imparare, modificare e potersi finalmente informare e guardarsi intorno.
        [26/03/13]












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