Un lampone per molti ma non per tutti..



Programmare è un po come guidare: C'è una tua abilità di base a cui si adatta o meno lo strumento che intendi utilizzare e puoi arrivare in molti modi nello stesso punto di arrivo, sebbene con l'esperienza impari a scoprire le scorciatoie per arrivare prima e nel miglior dei modi.

Raspberry PI è un progetto britannico che offre ad un prezzo molto interessante (circa 40 dollari) un vero e proprio «microcomputer»: Una scheda grande quanto un pacchetto di sigarette con tutto l'hardware di base sufficiente per poter essere funzionale.
Su questo microcomputer quindi noi possiamo installare un sistema operativo completo, di cui infatti esistono varie distribuzioni Linux già ottimizzate per il suo hardware «sindacale».
Il progetto, caldeggiato da diverse realtà a partire dalle università britanniche fino alla insospettabile Google, ha avuto un notevole successo.



Ho visto il Raspberry PI in azione a suo tempo e devo dire che, pur restando impressionato dal rapporto prezzo/dimensioni/tecnica, non mi ha mai convinto del tutto. Alla fin fine vale il prezzo che costa visto che per inevitabili ristrettezze di potenza è difficile sviluppare un'esperienza da utente medio soddisfacente. E parlando di introduzione alla programmazione considero del tutto anacronistici i tempi in cui digitavamo centinaia di righe di codice solo per vedere una pallina che rimbalza sullo schermo, quindi credo che l'appetibilità finale della macchina sia molto limitata. Il dispositivo fa gola sicuramente a "meganerd" e mammiferi simili, ma dovendo consigliare un ragazzo che vuole iniziare a fare qualche esperimento di programmazione gli consiglierei l'acquisto di un netbook che vedo più pratico e offre una longevità sicuramente superiore.

Perché alla fine, come ho scritto all'inizio, la programmazione nasce dall'unione di abilità e base tecnica. Su Raspberry PI si potranno fare buone cose con una buona abilità, ma credo che offrire un ambiente più accogliente e completo per iniziare i tentativi di programmazione sia più interessante.



Finisco con un "amarcord" da fine anni '90, che porto spesso ad esempio di come un ambiente accessibile e divertente possa fare molto: Per chattare in molti usavano il "mIRC", un client IRC che permetteva di creare script del tutto open source su un linguaggio molto semplice e ben strutturato. Ebbene molti dei programmatori più giovani che conosco vengono proprio da quell'esperienza. Per quanto possa sembrare superficiale, l'idea di scrivere un codice e migliorarlo grazie al codice degli altri li ha portati a credere nella programmazione e volerne fare un lavoro. Lo trovo straordinario.
        [27/11/12]












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